8 luglio 2009

I blues del mondo, intervista a Roberto Ciotti



Blues tradizionale, soul e ritmi latini. Tutto questo e molto altro rappresenta oggi la musica di uno dei più grandi bluesman del nostro Paese: Roberto Ciotti. La cornice del nostro incontro con il chitarrista romano è quella classica del Big Mama, “culla capitolina” della musica che resta invisibile al grande pubblico. Ed è proprio in questa culla che Ciotti ama esibirsi da anni, accogliendo da padrone di casa tutti gli amanti del blues. In una serata in chiave acustica ripercorre la sua intera carriera costruita fondendo un’immensa passione per i ritmi e gli stili d’oltreoceano con il calore del mediterraneo.

Fisherman, brano d’apertura contenuto nel suo primo LP, Supergasoline Blues, non nasconde l’amore del musicista romano per il blues originale e genuino che lo ha “folgorato” già dalla metà degli anni 60. Grazie soprattutto a quei suoni provenienti da un mondo così lontano e quanto mai misterioso, Ciotti ha intrapreso la propria strada ricchissima di incontri e carica di costanti esperienze al di fuori dei confini nazionali. “Bella Chica”, “My Soul” e “Sweet Paradise” scorrono roventi e sinuose in un continuum sonoro spezzato solo dalla voce confidenziale e a tratti un po’ oscura di Ciotti nel presentare i brani in scaletta.

Qual’è il musicista con cui ti sei trovato particolarmente a tuo agio in una jam o ad incidere in studio?

A me piace più che altro costruire un “gruppo” con cui lavorare a lungo, per avere l’affiatamento giusto che dà qualcosa in più alle canzoni

Ci sono dei momenti in cui ti è più facile scrivere i tuoi brani?

Sono le emozioni che ti portano a scrivere, io uso poche parole che dicono qualcosa, poi è la musica che la fa da padrona

Ti farebbe piacere ascoltare, entrando in un locale, una band o un musicista che reintrepreta un tuo brano?

Se lo fanno bene sicuramente si. Una volta a Roma c’era una cantante nera di nome Phillis Blandford che usava alcuni pezzi dei miei all’interno del suo show, era anche la mia corista e li faceva vivere a modo suo, era bello

C’è un luogo o una città in cui oggi il blues è vivo come 50 o 60 anni fa?

Il blues se è solo revival è come una scuola, quando genera qualcosa di creativo diventa importante. Oggi è un brutto periodo per la musica, c’è un appiattimento totale. Il blues comunque ha una comunità sua in ogni singola città del mondo: l’ho trovato a Porto Alegre, a Beirut, a Dubai, in Europa e in America…I musicisti bravi sono oscurati dallo strapotere dei media che vogliono manipolare tutto, ma il talento non finisce mai (spero). Se cambieranno i tempi la richiesta di un pubblico più attento uscirà fuori.

Qual’è l’album (a parte l’ultimo) che ti ha dato più soddisfazione e da cui hai ricevuto più gratificazione?

I miei dischi vanno a modo loro: girano “sottobanco”, li ho trovati dappertutto, senza promozione. Quello più conosciuto è No More Blue ma anche Behind The Door mi ha aperto delle nuove strade. A maggio uscirà un DVD live in edicola che consacra il lavoro di questa band. Ho pronto anche un nuovo cd inedito su cui ho lavorato molto e sta solo nei provini, ma ancora non so quando e con chi uscirà.

Oltre ai brani storici, Ciotti promette ad inizio serata che eseguirà anche qualche cover per la gioia (presumiamo) dei nostalgici dell’epoca d’oro del rock. Con una splendida tecnica esecutiva vengono rispolverati due brani storici come Moondance di Van Morrison ed in chiusura Hey Joe, superclassico di Jimi Hendrix in cui Ciotti dà il meglio di sé. Atmosfera, sensazioni forti ed un tocco di romanticismo. Con queste armi oggi il chitarrista romano vuol far breccia nel cuore del pubblico, avendo a sua disposizione “un’esperienza sonora” maggiore rispetto ad alcuni anni fa, e grazie alla conoscenza dei vari sound del mondo che hanno contribuito a “riposizionarlo” all’interno del panorama musicale italiano. Non solo un bluesman, un autore coraggioso o un grande chitarrista, Roberto Ciotti è divenuto oggi maestro di contaminazione. Dal canto nostro speriamo che le nuove uscite discografiche lo portino ad esprimersi sempre a livelli notevoli e non disdegniamo certamente un ritorno ad un blues più classico e radicale, anche perché di Roberto Ciotti in Italia c’è n’é soltanto uno.

di Francesco Giacalone

1 commento:

  1. GRAZIE PER AVER POSTATO QUESTA BELLA INTERVISTA!!! QUANTO TEMPO KE NON ASCOLTO IL MITICO CIOTTI---
    P.S. SALUTI......ANDREA

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