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Ruvido e vero. Tutto ciò che i fan si aspettavano da Gibbons & C. è arrivato. Dritto alle orecchie e al cuore. Un Blues che profuma di leggenda. 12 luglio, Ippodromo delle Capannelle, Roma, in una torrida giornata quasi in stile texano, anche i ZZTop, lontani miglia e miglia da casa, hanno respirato quella calda aria familiare, che ha demolito in ogni spettatore la resistenza a bere una birra ghiacciata e ad indossare il cappello da (finto) cowboy in vendita a soli 5 euro sulla via Appia.
Un gesto che incarna una fede e una missione. Un gesto divenuto il simbolo di un modo di concepire, di immaginare e vivere la musica. Le corna levate al cielo di Ronnie James Dio, appartengono ormai ad ognuno di noi, a tutti coloro che si rispecchiano nei misteri e nelle oscure atmosfere dell'heavy metal.
Un disco che avrebbe diviso i fan del gruppo inglese, tra chi lo considera il loro massimo capolavoro, e chi lo ritiene uno sgradito cambio di rotta più che altro commerciale per la band di Animals e The Dark Side of The Moon, che dopo quell'esperienza (le liti durante la registrazione non si contarono) cessò di esistere come quartetto, con l'uscita di Richard Wright.
Caratterizzato da suoni più rock che psichedelici, permeato da violenza (molti i richiami alla guerra, il padre di Waters rimase ucciso ad Anzio nella seconda Guerra Mondiale) e oppressione, l'album ebbe come brano-simbolo "Another brick in the wall" (che è anche il leit-motiv che attraversa il disco), che sbancò le classifiche di mezzo mondo, ma anche classici come "Is there anybody out there?" o "Comfortably numb". Pink, tra drammi personali e successo da rockstar, finisce completamente isolato dal suo 'muro'.
La complessa e simbolica narrazione rese The Wall molto più che un album: sin dai primi ascolti si caratterizzò anche e soprattutto come un'opera destinata a essere vista oltre che ascoltata. Da qui il film Pink Floyd - The Wall (1982), diretto da Alan Parker e interpretato da un allora semisconosciuto Bob Geldof, nel ruolo di Pink. Ma anche e soprattutto un concerto spettacolare (con tanto di muro che veniva edificato e poi crollava), che i Floyd fecero in poche, selezionate città: New York, Los Angeles, Londra e Dortmund. Quei concerti finirono nel doppio live Is There Anybody Out There?: The Wall Live 1980-1981.
The Wall - Live in Berlin, fu invece una performance dal vivo del disco fatta da Waters e da numerose altre rockstar a Berlino il 21 luglio 1990, per ricordare la caduta del muro, quello vero tra est e ovest, otto mesi prima.
di Patrizio Nissirio (da ansa.it)
“Eric ed io abbiamo suonato insieme in Giappone all’inizio di quest’anno. Prima di allora ci siamo incontrati solo per qualche occasione e abbiamo sempre parlato di mettere su uno show del genere per i nostri fan. Finalmente, riusciremo a suonare insieme nel 2010.” [Jeff Beck]
“Ho sempre considerato Jeff Beck come uno dei chitarristi più raffinati che ci siano in giro. È un amico, una grande persona e un musicista con un vero dono di natura. Ci siamo divertiti così tanto in Giappone che sembrava impossibile non suonare insieme di nuovo.” [Eric Clapton]